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La dieta dei pasti sostitutivi (barrette, crackers, smoothie, bustoni…)

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di Lyda Bottino

Tra le tante diete presenti sul mercato si può dire che quella cosiddetta “dei pasti sostitutivi” seppur con ingredienti sempre aggiornati, non muore mai.
Il concetto di fondo è sempre lo stesso: obbligare le persone (un po’ come nella dieta del gelato) a consumare in un pasto della giornata (o in due pasti se si vuole dimagrire) SOLO un determinato quantitativo di prodotto (il contenuto di una busta, due barrette, un pacchettino di crackers o di dolcetti, oggi la scelta è davvero vasta).

La composizione dei pasti sostitutivi e il loro apporto calorico sono stabilite da un regolamento europeo molto preciso: l’apporto energetico dev’essere compreso tra le 200-400 calorie per pasto. Le calorie provenienti dalle proteine devono rappresentare il 25-50% delle calorie totali, mentre i grassi non devono superare il 30%. Le vitamine nel mix devono essere 12 e i minerali essenziali 11.

Sembrerebbe una composizione studiata per tutelare la nostra salute, ma in realtà la qualità degli ingredienti di questi pasti sostitutivi non è tenuta in considerazione.
Se guardiamo, infatti, gli ingredienti di questi prodotti troviamo sempre una certa quantità di sciroppo di glucosio, quando non addirittura edulcoranti artificiali per rendere appetibile il prodotto. Spesso viene anche tolta tutta la fibra. Il risultato è che il potere saziante scende a zero e la dieta continuerà, tra immani sofferenze, fino a che un attacco di fame più violento degli altri non vanificherà tutto.
Una tale dieta si basa infatti sul concetto ormai superato che suppone che il segreto del dimagrimento sia quello di mangiare poco. Dunque una volta ristretto l’introito calorico col trucco dei “pasti sostitutivi”, non resta altro da fare che tener duro e soffrire: il peso prima o poi scenderà.

Si tratta tuttavia del consueto imbroglio che da 50 anni impedisce alle persone di perseguire un reale dimagrimento. Il setpoint del peso rimane infatti esattamente dov’era prima (come ad esempio nel caso di una persona che deperisca a causa di una malattia che gli impedisce di mangiare o di assimilare: non appena finita la restrizione il peso tornerà esattamente quello di prima e talvolta qualcosa in più in risposta allo shock della carestia).
Nel frattempo l’organismo avrà iniziato a patire tutti i danni dovuti alla restrizione: perdita di massa muscolare, sbalzi d’umore, riduzione dell’attività tiroidea e della produzione di GH, calo immunitario ecc.
Non appena si interrompe l’utilizzo dei pasti sostitutivi e si ricomincia a mangiare in modo ordinario, il peso riprende a salire rapidamente fino a raggiungere, e spesso superare, i valori di inizio dieta.


Perchè ciò che non viene mai detto per intero è che questi regimi sacrificati possono generare danni anche gravi, con ripercussioni su tiroide, sistema immunitario, depressione, infertilità, attacchi bulimici.
Il danno è anche psicologico perché il meccanismo è studiato appositamente per farci sentire in colpa, e per farci credere che se non abbiamo retto al regime da lager, è solo colpa della nostra debolezza e fragilità.
La realtà è che non abbiamo retto a questo regime (per fortuna) perché era innaturale e forzato, e il nostro corpo ci ha difeso. Teniamo duro su altre cose più importanti (lavoro, famiglia). Insistere a farsi del male con queste diete, oggi che le conoscenze dietologiche hanno fatto passi da gigante, è da veri autolesionisti.
Dimagrire significa perdere grasso (non peso) in modo stabile e duraturo, e questo lo si può ottenere solo con il corretto segnale ipotalamico derivante da un regime normocalorico e normoproteico in cui sarà la qualità (non più la quantità) del cibo a fare la differenza.
Questo dice la scienza oggi.

Perché piace?
È pratica:
– non devo cucinare
– non devo fare la spesa (sono confezionati e hanno lunga data di scadenza, quindi posso fare scorta)
– non devo pensare (a cosa mangiare, a quanto mangiare, a come abbinarlo)
– non devo perdere tempo e soldi per andare da un nutrizionista che mi darà la solita dieta.
– dura poco (al massimo tre settimane).

Perché non ci piace?
– è la solita dieta ipocalorica con tutte le sue note controindicazioni
– non insegna a mangiare e quindi qualunque risultato si possa avere sarà solo temporaneo
– c’è totale assenza di attenzione verso la qualità degli ingredienti.

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