Login/account

L’uso dei dolcificanti artificiali: falso aiuto nella regolazione del peso

Condividi

Di Manuela Pierobon

Dolcificanti artificiali o edulcoranti che dir si voglia: ma chi sono costoro per essere entrati così prepotentemente nella dieta di tutti i paesi industrializzati?

Sono sostanze di sintesi, cioè che nascono in laboratorio, utilizzate per conferire sapore dolce ad alimenti e bevande, sono caratterizzati da un elevato potere dolcificante (anche 500 volte più dello zucchero comune) ed hanno un impatto calorico prossimo allo zero.

Il primo a fare capolino è stato l’aspartame, sintetizzato assolutamente per caso dall’azienda statunitense SEARLE, ma, una volta rotto il ghiaccio, il mercato si è sbizzarrito proponendoci saccarina, ciclamato (il cui utilizzo non è permesso negli USA), acesulfame, sucralosio ed altro ancora. Sono prodotti di uso comune facilmente acquistabili in qualsiasi supermercato, confezionati in eleganti contenitori così da poter essere tenuti a portata di mano per qualsiasi evenienza, ma esistono anche le confezioni “famiglia” così ci viene garantita la possibilità di farne una buona scorta da tenere nelle nostre cucine per poterli poi utilizzare alla bisogna, magari nella preparazione di un dolce.

E se non lo compriamo al supermercato? Nessun problema, li possiamo trovare fra gli ingredienti di tutti i prodotti delle linee “diet” dalle bibite agli yogurt, nelle marmellate, nei prodotti da forno, in particolare in quelli che portano l’indicazione “senza zuccheri aggiunti”, e poi nelle caramelle, nelle gomme da masticare e quant’altro.

Ma, nell’improbabile caso in cui non ci fossimo fatti ancora sedurre da qualche prodotto che sull’etichetta riporta l’accattivante scritta “ZERO CALORIE” o “SENZA ZUCCHERI AGGIUNTI”, possiamo comunque trovare il modo di far entrare i dolcificanti nel nostro organismo magari assumendo dei farmaci o dei colluttori. Teniamo conto che più di 500 farmaci presenti sul mercato italiano contengono edulcoranti sintetici, e che la maggior parte di questi è per uso pediatrico.

Insomma il mercato, alimentare e non, si è decisamente fatto prendere la mano: i dolcificanti sono pesantemente presenti in moltissimi alimenti di produzione industriale.

Tuttavia nel sito di una importante azienda specializzata nella produzione di integratori e mangimi per animali, alla sezione suini, si trova disponibile un prodotto la cui didascalia recita: “ mangime minerale per suini contenente (omissis) e complessi enzimatici capaci di potenziare la risposta enzimatica dei soggetti giovani e incrementare l’ingestione grazie alla presenza di dolcificanti

Quindi, in poche parole, il prodotto viene addizionato di dolcificanti per far in modo che i maiali mangino di più!

Allora ci chiediamo, se gli allevatori di maiali hanno capito che l’uso dei dolcificanti contribuisce a far ingrassare i maiali, come mai gli stessi dolcificanti ci vengono poi proposti come panacea per l’obesità degli umani?

Qualcosa non quadra!

La rivista scientifica “Jama” nel 2008 ha pubblicato gli esiti degli ultimi studi clinici, epidemiologici e di laboratorio sui dolcificanti e la conclusione è che a questi viene imputata in buona parte la responsabilità dell’aumento dell’obesità nei maggiori paesi industrializzati. Si stima che dal 1987 al 2000 il consumo di dolcificanti nel mercato americano sia passato da 70 a 160 milioni di soggetti; nello stesso periodo negli USA la percentuale di obesi è salita dal 15 al 30 per cento. Una coincidenza? No di certo!

La stessa rivista “Jama” riporta l’esito della risonanza magnetica funzionale effettuata su individui che avevano assunto dolcificanti artificiali; da questa emerge l’effetto fisiologico che gli stessi procurano. La stimolazione dei centri cerebrali deputati al gusto è sollecitata dai dolcificanti molto più, e in maniera assai diversa, di quanto non lo sia glucosio e saccarosio (ma con questo non si vuol certo dire che il saccarosio, alias zucchero bianco, faccia meglio degli edulcoranti sintetici). Il gusto dolce fa si che il corpo si predisponga a ricevere calorie, ma queste non arrivano; a questo punto lo stimolo della fame farà il resto, inducendoci a mangiare ciò che in effetti non ci serve.

In questa situazione assumiamo cibo solo in risposta ad uno stimolo di fame creato artificialmente e non derivante dall’effettiva necessità di mangiare.

Altri studi, precedenti in ordine temporale, avevano già evidenziato la risposta che il corpo in conseguenza dell’assunzione di dolcificanti artificiali. Nel 1990 Tordoff, nel 1997 Levin e ancora nel 2002 Raven, erano già giunti alla conclusione che, pur non essendovi un innalzamento della glicemia, l’uso dei dolcificanti aumenta in maniera incontrollata lo stimolo della fame.

Insomma, ogni volta che utilizziamo un dolcificante, diamo al nostro corpo un segnale errato; la risposta a questo stimolo sarà una sorta di “fame chimica” che non riusciremo a placare se non mangiando.

A conferma di questo, arriva nel 2008 lo studio del Purdue University’s Ingestive Behavior Research Center in cui si dimostrava che l’uso dei dolcificanti può condurre all’obesità. Il team di studiosi aveva rilevato che rispetto ai ratti nutriti con yogurt addolcito con glucosio ( zucchero semplice con 15 calorie per ogni cucchiaino da tè), quelli che lo mangiavano con saccarina (zero calorie) finivano per consumare più calorie nel corso della giornata, mettendo su più peso e massa grassa. Il corpo non riusciva più a regolare correttamente l’apporto calorico in quanto si interrompeva la connessione tra sensazione di dolcezza e la reale disponibilità di calorie. Gli autori dello studio concludevano dicendo che: “I dati indicano chiaramente che mangiare cibo addolcito con un dolcificante artificiale privo di calorie può portare a un maggior acquisto di peso corporeo e adiposità, rispetto a quello che accade consumando lo stesso alimento, abbinato però a uno zucchero più ricco di calorie”.

Le conclusioni tratte dallo studio della Purdue University non vogliono di certo essere una freccia scoccata in favore dello zucchero bianco che rimane comunque deleterio per i segnali che dà al nostro organismo, ma ha lo scopo di farci capire che non è con l’uso dei dolcificanti che risolveremo problemi di sovrappeso o peggio ancora, di obesità.

Non sorprende che il “non addetto ai lavori”, in sostanza il consumatore medio che normalmente si dedica ad altro nella vita, non sia a conoscenza di questi meccanismi biologici e che, sottoposto al continuo martellamento pubblicitario sia ancora convinto che alla parola dolcificante corrisponda la parola dimagrimento e magari salute. Quello che sicuramente stupisce è invece che professionisti del settore ancora consiglino caldamente l’uso di queste sostanze.

Un esempio? Basta entrare nel sito di dieta Dukan, per leggere che i “dolcificanti non nutritivi” sono autorizzati nel loro regime alimentare e ancora, sfogliando il libro di Dukan, si potrà vedere che in più paragrafi viene consigliato l’uso dei dolcificanti in quanto, sempre secondo l’esperto dietologo, sono innocui per la salute e non procurano innalzamento della glicemia.

E’ chiaro che non procurano innalzamento della glicemia, ma inducono comunque ingrassamento!

Affinché coloro che non hanno problemi di peso non si sentano in qualche modo autorizzati all’uso di dolcificanti, è necessario aggiungere che i danni provocati dall’uso di queste sostanze non si limitano all’ingrassamento indotto, ma coinvolgono anche altre sfere della salute: attualmente allo studio ci sono iperinsulinemia, ipoglicemia reattiva e cancro.

Numerose sono le testimonianze riguardo agli effetti collaterali provocati dall’uso dell’aspartame, si pensi che già nel 1995, erano arrivate alla FDA (Food and Drug Administration, l’ente governativo statunitense deputato alla regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici) oltre 7.000 segnalazioni di consumatori che lamentavano i seguenti sintomi:

  • Mal di testa
  • Problemi di equilibrio e vertigini
  • Disturbi dell’umore
  • Nausea e vomito
  • Dolori addominali e crampi
  • Problemi alla vista
  • Diarrea
  • Crisi convulsive

Gli stessi soggetti dichiararono che, sospendendo l’uso dell’aspartame, scomparivano anche gli effetti collaterali.

Non ci inoltreremo nei meandri della potenziale cancerosità di questi prodotti, ma ricordiamo che molti studi, fra cui quelli dell’Istituto Ramazzini di Bologna, hanno dimostrato un evidente incremento di linfomi, leucemie, tumori del polmone, del fegato ed altri ancora, nei ratti a cui era stato somministrato aspartame nella dieta.

Insomma, nel dubbio, ammesso che di dubbi ce ne siano ancora, non vi sono dosi minime entro le quali possiamo ritenerci al sicuro, non usiamoli e basta!

L’argomento è ancora aperto; gli schieramenti vedono da una parte l’industria col suo business che difficilmente ammetterà la dannosità dell’aspartame e gli altri suoi stretti parenti, dall’altra, qualche voce fuori dal coro che, pur con prove scientifiche alla mano, fatica un po’ a farsi sentire. Fortunatamente però il dubbio comincia ad insinuarsi anche fra i più acerrimi e convinti consumatori di questi prodotti: è sempre più frequente vedere al bar, davanti ad una tazza di caffè fumante, il viso indignato di un amico che dice all’altro: “Cosa fai, usi dolcificanti? Ma non sai che fanno male?”

Gli zuccheri sono necessari all’organismo, sono la fonte primaria di energia, fanno funzionare muscoli e cervello, ma la natura ci ha sempre dato ciò che ci serve per vivere in salute, ed allora perché dobbiamo maltrattarci usando sostanze chimiche che, ben che ci vada, ci faranno ingrassare? Troviamo la nostra fonte di energia nella frutta, nei cereali integrali, in tutto quello che la natura, stagione dopo stagione, ci mette a disposizione per stare bene.

Altri articoli

Sonno, sogno, insonnia

di Luca Speciani Dormire è un’attività naturale preziosa per la