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Guardare gli esemplari odierni del genere umano su una qualsiasi spiaggia del bel paese offre un panorama sconfortante. Ma siamo davvero fatti così? E si può fare qualcosa per arrestare questo triste declino fisico che pare inarrestabile?

Si può fare molto, ma “aggiustare le virgole” non serve più. Serve andare a capo, con coraggio, gettando via le ultime 50 pagine, e chi le ha scritte.
Deformazione professionale
Un ingegnere, se guarda un soffitto di una casa, si soffermerà a valutarne la solidità e la sicurezza. Un avvocato, di fronte ad uno scritto, ne valuterà rapidamente le possibili conseguenze legali. Io sono un medico che si occupa di nutrizione (per di più con compagna farmacista nutrizionista): che cosa volete che guardi in spiaggia mentre cammino sulla battigia, se non i corpi delle persone che mi circondano?
Intendiamoci, anche se riconosco un minimo di deformazione professionale, non credo di essere un fanatico della perfezione delle forme a tutti i costi, e spesso e volentieri mi trovo con le mie pazienti a sollecitare una salutare accettazione psicologica di forme men che perfette. Tuttavia la passeggiata quotidiana in riva al mare è diventata ormai un tale museo dell’orrore da non potermi esimere dallo stilare questo breve – ma spero incisivo – commento.
Un’umanità dolente
Forse troppo ben abituato a vedere fisici sportivi sia nelle gare di triathlon, di ciclismo o di corsa a cui spesso partecipo, sia tra i tanti sportivi che frequentano il mio studio, soffro sempre quando vedo persone che – pur in assenza di specifiche patologie – hanno lasciato andare il proprio corpo verso derive dal difficile recupero.
In spiaggia, in particolare, dove la fame di sole porta tutti a spogliarsi fino al di là del buon senso, si possono vedere due sole categorie di persone. La prima è quella di coloro che sono decisamente sovrappeso: pance strabordanti, cosce da lottatore di sumo, pappagorge da mangiafuoco. La seconda è quella – foltissima – delle persone che per mantenere un peso ragionevole hanno scelto la via di mangiare poco. Che purtroppo molti tra i nutrizionisti più affermati continuano a percorrere nonostante la mole di evidenze scientifiche contrarie sia sempre più nutrita. Costoro presentano invece tutti i sintomi della demuscolazione e del deperimento: spalle cadenti, posizione leggermente ingobbita, pancetta prominente, gambettine a stuzzicadente.
La situazione peggiore si ha quando alla restrizione calorica si alternano momenti di alimentazione squilibrata o “sgarri” vari: ciò crea un mix terrificante tra le due tendenze, con depositi adiposi qua e là distribuiti (in accordo con le preferenze ormonali: a mela, a pera) su una struttura sempre più demuscolata. Ma siamo davvero fatti così? Quando siamo vestiti molti difetti vengono coperti, ma appena ci spogliamo la verità viene a galla. E quando raduniamo su una stessa spiaggia un numero sufficiente di esemplari adulti di Homo sapiens, il dato visivo che se ne ricava è impressionante.
Ma siamo sempre stati così?
Da quand’è che l’umanità fa così ribrezzo da un punto di vista fisico? Non da sempre, naturalmente. L’uomo primitivo pre-agricolo era (doveva essere) in forma perfetta. E questo ci confermano gli studi antropologici. Il nomade cacciatore raccoglitore, soggetto ad un’intensa selezione, doveva essere magro (la pesantezza non gli avrebbe consentito né una caccia efficiente né una fuga efficace) e nello stesso tempo ben muscolato (per svolgere al meglio i suoi compiti di caccia, di difesa, di riproduzione). Con l’avvento dell’agricoltura, da 10.000 anni fa in avanti, le cose hanno incominciato a cambiare. Nel giro di poche migliaia di anni abbiamo incominciato a vivere in agglomerati cittadini, inventandoci (oltre al duro lavoro agricolo) anche lavori sedentari (dallo scriba al sacerdote, dal mercante al caposquadra) che piano piano sono diventati dominanti fino alla semi-sedentarietà totale del mondo moderno, in cui facciamo fatica a vendere una casa di tre piani a cui manchi l’ascensore.
Cinquant’anni di farmaci e cibo spazzatura
Per vedere il disastro fisico attuale però abbiamo dovuto attendere gli ultimi 50 anni. Prima le persone obese o anoressiche erano un numero limitatissimo ed erano per lo più individui con gravi malattie metaboliche. Ma l’agricoltura, l’industria e il terziario erano già presenti da molto tempo, e il calo nell’attività fisica è stato molto molto graduale. Ciò che è drasticamente cambiato è stato invece il regime alimentare di Homo sapiens, che si è sempre più arricchito (proprio da 50 anni a questa parte in modo massivo) di alimenti spazzatura come lo zucchero, il sale, le farine raffinate, i grassi fritti o idrogenati,  e ogni tipo di additivo consentito dalla legge (dagli edulcoranti artificiali, oggi documentatamente ingrassanti, fino a conservanti, sbiancanti, estrogeni, esaltatori di sapidità, antibiotici ecc.). Ai cibi industriali va aggiunto l’uso e abuso di farmaci di ogni genere per qualunque tipo di disturbo, dal mal di testa al mal di pancia, senza il minimo tentativo di risoluzione reale del problema. Tali farmaci e tali non-alimenti sono potentemente e documentatamente in grado di squilibrare i nostri centri di regolazione ipotalamica responsabili dell’accumulo di grasso, della ritenzione idrica, della perdita di massa muscolare. Ma, chissà per quale motivo (e a pensar male non si sbaglia mai), non c’è alcun governo, di destra o di sinistra che sia, che sfidi apertamente le due potenti lobbies dei produttori alimentari e farmaceutici per proteggere la nostra salute.
Nessun animale è obeso in natura
Perché la soluzione in realtà sarebbe relativamente facile, se solo la si volesse percorrere. Conoscete forse un solo animale grasso in natura? Io no. Gli unici animali grassi che conosciamo sono il gatto della nonna e il cane della zia. Che mangiano le stesse schifezze di cui si nutrono nonna e zia. Il reperimento di uno scoiattolo obeso (che guarda caso vive nel parcheggio di un parco per bambini in California, dove si nutre di merendine e patatine) è stato tanto anomalo da far fare a quella foto (oggi copertina della mia pagina facebook “Luca Speciani – dietaGIFT”) il giro del mondo. Ma perché nessuno scoiattolo è obeso o in sovrappeso? E non ha neppure il diabete, il cancro o le vene varicose? Solo perché si muove? Certo, si muove per cercare il cibo, ma se può sta anche fermo a riposare. Il punto chiave è che mangia solo ciò che madre natura ha previsto per il suo nutrimento: noci, nocciole, ghiande, castagne. Così come cani e gatti mangiano in prevalenza carne e pesce, le mucche foraggio ecc. Quando diamo merendine agli scoiattoli e riso in brodo al cane, il risultato è un animale obeso. Noi non facciamo eccezione.
Una piramide naturale
Perché dunque l’umanità che vediamo in spiaggia è così disastrosamente grassa oppure (seguendo i dettami di una dietologia obsoleta e oggi sconfessata dai più recenti lavori scientifici) demuscolata e deperita? Per l’effetto combinato di una innaturale sedentarietà e di una continua e reiterata assunzione di “alimenti” che alimenti non sono. L’uomo in natura (come il cane, il gatto, lo scoiattolo o l’opossum) avrebbe mangiato solo i cibi che ne hanno accompagnato l’evoluzione, secondo una piramide “naturale” ben diversa dalle piramidi zeppe di amidi che ci hanno messo in testa molti dietologi del recente passato. Una piramide dell’uomo preistorico cacciatore-raccoglitore avrebbe avuto alla base frutta e verdura di ogni genere e tipo, seguita da proteine animali magre ottenute con la caccia e la pesca, ma anche con la raccolta (uova, insetti, molluschi, lombrichi) completata da amidi e proteine vegetali derivanti da una raccolta occasionale di cereali, legumi, ghiande ed altri semi sempre e rigorosamente integrali disponibili nelle varie stagioni. Altro che la piramide standard con la base fatta di farina bianca raffinata (pane, pasta, riso, biscotti) con forte rappresentazione di latticini e addirittura con l’ultimo triangolo che prevede zucchero e dolci vari! Questa piramide basata sugli amidi raffinati rappresenta esattamente quell’alimentazione che genera gli orrori e le pance che vediamo in spiaggia.
Di male in peggio
Di fronte al totale fallimento di qualunque dieta a restrizione calorica basata su quei malsani alimenti (in cui il peso perso viene immediatamente recuperato appena si riprende ad alimentarsi normalmente, in un vortice senza fine), la risposta elaborata dalle istituzioni sanitarie per contrastare il dilagare di quella che viene ormai chiamata “epidemia” di obesità (come se dipendesse da qualcos’altro che dalle nostre scelte) è quella di suggerire di mangiare di meno. Come se non vi fossero ormai centinaia di studi scientifici recenti che documentano come la restrizione calorica (ovvero mangiare meno rispetto ai propri reali fabbisogni) provochi danni, anche permanenti, al nostro metabolismo. Come per esempio il rallentamento dell’attività tiroidea, una minor funzionalità degli organi riproduttivi (amenorrea dell’anoressica), una rapida demuscolazione con riduzione della densità ossea, e un danno a livello surrenale con calo di motivazione e induzione di stati d’animo depressivi.
Sarà giunto il tempo di mettere le cose al loro posto? Macché! Da qualche tempo, e con altisonanti sponsor, viene addirittura proclamata l’utilità del digiuno come strumento di dimagrimento, fino alla delirante dieta del 5+2 in cui ci si può strafogare di salse e di cioccolati, di fritti e di bomboloni per cinque giorni, purché poi si digiuni completamente per due giorni. Alè!
Forse è davvero giunto il momento di pensionare con un po’ d’anticipo i responsabili istituzionali dello sfascio nutrizionale oggi imperante. Quantomeno con l’infamante accusa di colpevole inerzia.
Voltare pagina
A livello personale, con i miei pazienti, con gli atleti che seguo in studio o con la nazionale di ultramaratona di cui da 5 anni sono responsabile nutrizionale, ho ottenuto eccellenti risultati obbligando paradossalmente le persone a mangiare, a interrompere dunque le loro diete restrittive, per coprire finalmente il loro fabbisogno calorico, proteico, vitaminico, minerale, in modo completo e soddisfacente. Ho inoltre creato un gruppo di professionisti  (medici, biologi nutrizionisti, farmacisti, dietisti, naturopati) che hanno seguito la formazione di base sul regime GIFT e – dal 2010 – un gruppo di medici (ad oggi 112) che hanno aderito ad un’associazione chiamata AMPAS (medici per un’alimentazione di segnale) .
Poiché le mie affermazioni hanno tutte una solida base scientifica di riferimento(che non vuol dire che siano verità assoluta, ma che almeno richiedano pari documentazione per essere messe in dubbio) mi piace pensare che a livello istituzionale si stia pensando di fare qualcosa per favorire una maggiore consapevolezza alimentare, vietare le inutili aggiunte di zucchero e sale ad ogni alimento, raccomandare l’integrale in ogni sede pubblica che offra del cibo. Invece è l’esatto contrario: spot pubblicitari sempre più invasivi su merendine, biscotti, cioccolati, gelati, panini, patatine, caramelle, chewing-gum, bibite gassate e via delirando, nella totale assenza di una anche minima politica di controllo dell’abuso di questi non-alimenti causa di obesità e malattia.
Protagonisti del proprio destino
Verrebbe quasi da pensare a qualche interesse incrociato tra aziende che producono farmaci per tutti i danni che questi veleni producono sul nostro organismo, un po’ come si vociferava un tempo, scherzosamente, dell’alleanza tra dentisti e produttori di torrone. Ma non sono dietrologo. Penso che l’alleanza sia nei fatti, non studiata a tavolino. Gli interessi degli uni coincidono perfettamente con quelli degli altri.
Un’umanità grassa (o denutrita) e malata, come quella che possiamo osservare in spiaggia, è uno splendido affare per chi vende farmaci in grado di “curare” tumori, diabete, ipertensione, cardiopatie, allergie, malattie infiammatorie, impotenza, depressione, gastrite, reflusso. Abbiamo davvero cavalcato i secoli solo per arrivare a questo? Non potrebbe esistere una sana via di mezzo, in cui magari conserviamo gli antibiotici necessari a salvare la vita ad un bimbo, ma nello stesso tempo re-impariamo a mangiare il cibo che madre natura ha previsto per noi e a muoverci con regolarità ogni giorno, almeno per diletto?
Io credo che questa via esista. La percorro e la faccio percorrere ai miei pazienti e ai miei atleti ogni giorno perché non voglio e non vorrò mai sentirmi un pezzo “passivo” di quell’umanità dolente seduta in spiaggia a farsi succhiare la vita da ghiaccioli e bomboloni alla crema. Voglio essere protagonista del mio destino e della mia salute e so che la mia alimentazione, sana e completa (ma anche gustosa e abbondante) unita ad un regolare e piacevole movimento fisico contribuisce ogni giorno alla mia salute.
La felicità è altrove, sono d’accordo. Ma se non avremo occhi e gambe per gustarla, sarà una ben misera felicità.
Sapere che il pulsante della mia salute è – per gran parte – nelle mie mani, mi ha cambiato la vita. Sapere che in qualche misura questa consapevolezza l’ha cambiata anche a qualcun altro non potrà che riempirmi di gioia.

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