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Scienza e tecnologie utili o inutili: cui prodest?

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di Luca Speciani

Periodicamente la stampa ci propina la nascita di nuovi sistemi diagnostici capaci di indagini sempre più approfondite. Ma è sempre oro ciò che luccica? Queste tecnologie futuristiche salvano davvero delle vite o servono solo ad aumentare il numero dei malati e il fatturato farmaceutico?

O è libera o non è Scienza

La Scienza non è mai stata scevra dalle nefaste influenze della vil pecunia o dalla tentazione del potere di farne cosa propria. 

La storia è ricca, purtroppo, di tristi episodi.

Abbiamo purtroppo dovuto sentire spesso, in questo oscuro periodo, una frase del tutto priva di significato: “Chi non crede nella Scienza…” seguita dalle più nefande considerazioni (tra le più moderate, l’augurio di morire tra atroci spasmi e l’invito a pagarsi da soli le proprie cure). Ma come si può chiedere di “credere” nella Scienza? Dagli albori della medicina la scienza è dubbio, confronto, analisi critica, scetticismo, ricerca di possibili soluzioni anche fuori protocollo. Se funziona, ed è ripetibile, vale, e diventa nuova regola. Se non funziona può avere il supporto di mille lavori sperimentali, ma non decollerà. Si “crede” in una religione, in un partito politico, in un racconto, in un leader, ma giammai nella Scienza. La scienza richiede test, sperimentazione e libertà di indagine, senza condizionamenti economici. Allora è Scienza. Diversamente, come è avvenuto in passato in diversi regimi dittatoriali (sia nella Germania nazista che in Unione sovietica), si tratta solo di un modo raffinato per sottomettere i popoli al volere dei potenti o di un modo becero e aggressivo per creare nuovi malati e riempirli di farmaci, o di vaccini (questi ultimi sono il colpo perfetto, in quanto non richiedono neppure che il paziente sia malato e vengono integralmente pagati dalle finanze statali).

Laghi e pozzanghere

Ma non ci hanno detto in mille lingue diverse che la Scienza e la tecnologia medica hanno salvato milioni di vite? E che proprio grazie a mammografie, biopsie e diagnosi precoci si sono prevenuti migliaia di decessi da tumore? Se guardiamo più da vicino i dati relativi a queste affermazioni, scopriamo che la realtà è ben diversa.

Quando sentiamo decantare i meravigliosi successi di nuovi sistemi diagnostici precoci, dobbiamo sempre analizzare pro e contro dell’intera procedura, e i dati scientifici disponibili non sempre ci parlano di un’utilità reale di queste procedure. Quando infatti la stampa ci racconta, ad esempio, con titoli roboanti, che “il nuovo dispositivo bioptico a 24 aghi” consentirà un aumento delle diagnosi precoci di cancro al seno, alla prostata o allo stomaco, dobbiamo sempre mettere sul piatto della bilancia sia i decessi risparmiati grazie alle cure precoci dei neodiagnosticati in precedenza sfuggiti alla rilevazione, sia i costi e gli effetti collaterali delle cure precoci somministrate a una massa di nuovi “diagnosticati” che in realtà presentavano il problema in modo meno grave e magari asintomatico. Che magari non avrebbe mai portato allo sviluppo di un vero tumore.

Mi spiego meglio con un esempio: se con un dispositivo di lettura riesco a contare il numero di laghi presenti in Italia, può essere che questo lettore sia alquanto grezzo, e mi conti una decina di laghi importanti: Como, Garda, Iseo, Trasimeno ecc. Se io uso un dispositivo più fine, leggerò anche Corbara, Bracciano, Eupilio e altri laghi minori. Se infine il dispositivo sarà estremamente raffinato vedrò perfino le pozzanghere. Ma se sto valutando quali “laghi” possano sfociare effettivamente in malattia, tale dettaglio non solo sarà inutile, ma comporterà una errata diagnosi di “lago” per molte pozzanghere, sottoponendo a inutili cure (spesso pesanti, costose e invasive) pazienti che non ne avevano alcun bisogno.

Tutto questo giochetto, che prende il nome generico di “sovradiagnosi”, è un collaudato sistema per aumentare il fatturato farmaceutico di miliardi, lasciando contento e soddisfatto ogni attore della farsa. Come ciò possa avvenire è presto detto.

Vite salvate?

Facciamo un esempio. Se in un dato momento (A), con gli attuali sistemi di diagnosi, identifico 1000 tumori, con una mortalità del 10% (100 individui), può essere che in un momento successivo (B), grazie ad un nuovo e più raffinato metodo diagnostico, i tumori identificati diventino 2000. L’entusiasmo per l’apparente successo si stempera un pochino quando capiamo che le nuove 1000 diagnosi sono in effetti riferite a “pozzanghere” e non a laghi. Magari un piccolo lago ci era effettivamente sfuggito, ma gli altri 999 casi sono di minima entità. Ciò significa, in altre parole, che i decessi rimangono, anche nel m9mento B, gli stessi 100 del momento A. Quindi uno strumento diagnostico inutile o superfluo? Fermi tutti: lo strumento verrà comunque introdotto, perché i vantaggi per i tre attori della commedia (pazienti, medici e industria farmaceutica) sono incommensurabili.

Il primo a trarne vantaggio è il medico, o meglio la classe medica. Infatti se muoiono 100 pazienti su 1000 diagnosticati (momento A) la mortalità è del 10%, mentre se gli stessi muoiono con 2000 diagnosi, per magia la mortalità è scesa al 5%, con grandi squilli di tromba giornalistici che segnalano il meraviglioso successo tecnologico e scientifico ottenuto grazie alla ricerca e ai nuovi strumenti di diagnosi. Ma i deceduti non erano gli stessi di prima? E allora, di che successi andiamo blaterando? Il paziente, ci immaginiamo, capirà. E invece non è così. Infatti, poiché i nuovi 1000 casi sono i più lievi (le pozzanghere) e vengono facilmente portati tutti a guarigione, il numero dei pazienti che possono dire che “grazie alle nuove tecnologie di indagine precoce” hanno avuto salva la vita, non sono più i 900 del momento A, ma i 1900 del momento B, con grande pubblicità del successo ottenuto, poco importa se su situazioni tumorali o pre-tumorali che in gran parte sarebbero rientrate da sole o non si sarebbero mai manifestate.

Infine il terzo attore, l’industria della chirurgia oncologica e della chemioterapia, potrà fare i salti di gioia per avere raddoppiato il fatturato grazie a 1000 nuovi pazienti, che potranno dire che “grazie alle nuove cure e alle nuove tecnologie” hanno salvato la pelle.

Questo avviene ogni volta che un qualsiasi sistema diagnostico (o linea guida che restringe i margini di normalità) inserisce nel numero dei malati degli individui che malati (ancora) non sono.

Qualcuno però paga

Medici, pazienti e industria saranno solo felici e avranno l’illusione (confortati dai gridolini di gioia delle migliaia di giornalisti asserviti) che la tecnologia scientifica sia qualcosa di cui oggi non possiamo più fare a meno. Quindi avanti a tutta? Attenzione, perché qualche danneggiato c’è, in questo giochino che fa tutti (apparentemente) felici.

In primis i pazienti sottoposti a cure inutili, che dovranno subire effetti collaterali farmacologici alquanto pesanti. I quali non sapranno mai di essere stati erroneamente inclusi tra i malati, quando non lo erano. Spesso i numeri dei decessi restano uguali perché il numero dei danneggiati da farmaci bilancia (o supera) il numero dei pochi “salvati” che sarebbero deceduti se non diagnosticati per tempo. Ma nessuno di questi pazienti lo saprà. Chi si permette infatti di mettere in dubbio una diagnosi così precisa e accurata?

Il danno maggiore tuttavia è quello per il sistema sanitario nazionale e, alla fine, per le nostre tasche. Se pensiamo a decine e decine di patologie diverse per le quali vengono messe in atto, con l’asservita benedizione dell’intera stampa, dei meccanismi di sovradiagnosi, possiamo facilmente renderci conto dei miliardi di euro che tale farsa comporta. Miliardi nostri che finiscono invariabilmente nelle capienti tasche dell’industria farmaceutica, per cure inutili. Con il risultato che poi non ci sono più fondi per nessuna attività di prevenzione vera (quella che abbassa, non che alza il numero dei malati), e per una TAC o una RMN bisogna aspettare due anni.

È un sistema, come si può capire, marcio sin dalle fondamenta. Un’associazione a delinquere. Ma provate a scrivere in qualunque sede che una mammografia o una biopsia prostatica potrebbero non essere quella panacea descritta dalla stampa, e vi salteranno in testa come se foste un eretico, con decine di testimonianze di persone che “solo grazie ai nuovi criteri di diagnosi…” hanno avuto salva la vita.

E chi siamo noi per rompere questo giochino che piace a tutti?

Viva la Scienza, viva la tecnologia!

da L’Altra Medicina n. 126

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