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Invecchiamento parallelo e scorretto uso di farmaci

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di Luca Speciani 

Invecchiare bene è un’arte. Nessuno è entusiasta all’idea di invecchiare, ma si può farlo bene, lentamente e in armonia con la natura, evitando di accelerare il decadimento. Molti farmaci, se usati con leggerezza, possono accelerare il processo. A noi sapere quali evitare e perché.

Un concetto chiave: l’invecchiamento parallelo

Se un meccanico dovesse fare manutenzione a un’auto, che presenta un motore con qualche problema alle alte velocità, e notasse che le gomme sono così lise (o la benzina utilizzata così scadente) da impedire di viaggiare a più di cinquanta all’ora, non avrebbe alcun vantaggio a sistemare il difetto al motore. Allo stesso modo si comporterà il nostro ipotalamo, secondo un generale principio di economia che ha accompagnato l’intera nostra evoluzione, evitando di sprecare energie mantenendo in perfetta funzionalità alcuni organi, quando altri siano talmente danneggiati da non consentire una piena efficienza all’organismo nel duo insieme.

Se ho una muscolatura scarsa e fragile (magari per aver fatto una dieta ipocalorica dopo l’altra) non ha alcun senso che il mio osso sia duro e forte. E neppure il contrario: con un osso fragile può essere pericoloso avere una muscolatura troppo potente. Ecco dunque che il corpo si adegua, attraverso interazioni mirate tra i diversi ormoni regolatori, per allineare il livello di efficienza dei propri organi sul livello minimo più conveniente. Attenzione dunque ai fumatori, ai sedentari, a coloro che mangiano cibi scadenti o si avvelenano quotidianamente con farmaci: ogni loro organo risentirà presto o tardi per via indiretta delle disfunzionalità indotte dai loro comportamenti squilibranti.

Gli studi più recenti sugli assi metabolici del nostro organismo hanno fissato alcuni punti fermi dai quali non si può prescindere quando si parli di salute o di dimagrimento. Un buon metabolismo generale è infatti alla base di molte delle nostre funzioni, regolate dall’ipotalamo: quella parte del nostro cervello che integra molti segnali interni ed esterni. 

Oggi sappiamo che se facciamo movimento con regolarità, assumendo un’adeguata quantità di proteine e di calorie, la nostra tiroide, il nostro surrene, le nostre gonadi (ovaie e testicoli), il nostro apparato osteo-muscolo-cartilagineo ricevono segnali di vitalità. E la vitalità di questi organi significa restare magri (tiroide), non essere mai depressi (surrene), mantenere alto il desiderio sessuale (gonadi) e conservare ossa, muscoli e articolazioni resistenti. Ovvero restare giovani. Vita sana, corretta alimentazione e antiaging vanno a braccetto. Facciamo in modo che continuino a farlo.

Farmaci come fattore di invecchiamento?

L’antiaging sta diventando, in un’Europa sempre più vecchia, ogni giorno più di moda. Tutti vogliamo restare giovani per sempre e – circondati da mille proposte che vanno dalla cremina magica fino al bisturi del chirurgo – rischiamo di dimenticarci quali siano gli ingredienti principali del nostro benessere e della nostra longevità: alimentazione sana, movimento fisico, riduzione degli eccessi e atteggiamento sereno.

Lo sport, in particolare, ha effetti potenti nel ritardare l’invecchiamento dei tessuti. Rafforza infatti l’apparato osteo-muscolare (ossa e articolazioni più forti), tiene alto il metabolismo inducendo dimagrimento o comunque allontanando il rischio di sovrappeso, favorisce un’efficiente circolazione cardiovascolare riducendo il rischio di infarto, regola la pressione arteriosa sia in chi ce l’ha troppo alta che in chi ce l’ha bassa, regola i livelli di colesterolo e trigliceridi, previene il diabete e la depressione.

Anche l’alimentazione tuttavia è in grado di tenere lontani i segni dell’età. Un fegato sano e dei reni efficienti rimuovono in modo ottimale scorie e tossine, mantenendo la pelle più fresca e sana. Nemici del fegato come i farmaci, i cibi fritti o pieni di additivi, le droghe di ogni tipo, l’alcol e le sigarette rendono il nostro viso stanco e invecchiato, specchio di ciò che abbiamo provocato all’interno dell’organismo. Inoltre cibi ricchi di antiossidanti come frutta e verdura fresca contribuiscono al controllo dei radicali liberi, prodotti sempre in quantità maggiore da un organismo che invecchia.

L’uso di farmaci, in ogni caso, può rappresentare un rischio grave sia che siano utilizzati per mantenersi giovani (GH, terapia sostitutiva menopausa) sia che vengano usati come terapia ordinaria per altre patologie, ma vadano ad affaticare fegato e reni, i nostri organi emuntori primari, insieme alla pelle.

Utilizzare degli ormoni, che sono tra i più potenti farmaci in circolazione, per inseguire un ideale di giovinezza eterna è veramente folle. Non passa anno che non sbuchi qualche medico d’assalto a proporre cure ormonali di sicuro effetto. In queste cure di sicuro vi sono solo gli effetti collaterali degli ormoni. 

Tutti sanno che il GH, l’ormone della crescita, ha un effetto dimagrante e favorente lo sviluppo muscolare, ma ciò deve avvenire in un contesto che ne regoli l’azione. Diversamente uno stimolo anabolico può trasformarsi in stimolo tumorale. 

L’uso di testosterone (l’ormone della virilità per eccellenza) amato dai body builder di un tempo per accrescere aggressività e masse muscolari, genera in breve tempo una dipendenza farmacologica (perché il corpo se ne difende neutralizzandone gli effetti), così che appena se ne interrompe l’uso tutto l’asse della fertilità va a farsi benedire. 

E che dire poi del sogno di eterna giovinezza correlato alla terapia sostitutiva ormonale nel periodo menopausale? Anche gli estrogeni hanno azione anabolica, come dimostrato da diversi studi (come per esempio il Women Health Initiative), ma il rischio cancro si alza in modo consistente. Vale dunque la pena? A nostro giudizio no. 

Ormoni della giovinezza? No, grazie.

Farmaci di uso comune che ci fanno invecchiare

Una interpretazione molto riduttiva del ruolo del medico, che sta purtroppo prendendo piede a causa della struttura stessa del sistema sanitario nazionale, è quella che vede il professionista (sia esso medico di medicina generale o specialista) soprattutto come dispensatore di farmaci. 

Io credo che molti medici capaci si ribellino verso questa scadente immagine, e tuttavia molti pazienti chiedono con insistenza farmaci per ogni genere di disturbo, come se il nostro stile di vita, il nostro comportamento alimentare, il nostro fare o non fare sport non influenzasse minimamente il nostro essere sani o malati.

“Strano quel medico: non mi ha prescritto nulla!” si sente ogni tanto dire, per fortuna. Ma è evidente che chi sceglie di limitare allo stretto indispensabile le prescrizioni (oltre ad alienarsi i favori di chi i farmaci li produce) deve poi conoscere vie complementari di intervento (alimentazione, movimento, fitoterapici) ma soprattutto essere in grado di affrontare l’opposizione di molti pazienti, che trovano evidentemente più facile inghiottire una compressa piuttosto che rivedere scorrette abitudini o stili di vita.

Ricordiamoci sempre che una compressa raramente “guarisce”. Molto più spesso sopprime solo un sintomo, lasciando inalterata la patologia sottostante che si ripresenterà presto, magari più forte di prima.

Ho mal di testa? Il medico intelligente analizzerà se ho digerito male, se mi sono stancato troppo, se ho assunto troppi caffè o cibi ricchi di sale, se ho preso un colpo di freddo, se il fegato non fa correttamente il suo lavoro, se sono infiammato, se non ho dormito la notte, se ho le mestruazioni e così via. Molto più comodo, però, ingoiare un antidolorifico e non pensarci più. Ma in quest’ultimo caso che cosa ho “guarito”? Nulla. Se le cause sono ancora presenti, il mal di testa tornerà.

Lo stesso vale per una contrattura, per un’infiammazione al nervo sciatico, per un tendine dolorante. Se io assumo un antidolorifico o addirittura infiltro del cortisone il dolore temporaneamente passerà, ma non avrò guarito un bel niente. E in più avrò consentito al corpo di forzare ulteriormente l’organo dolente senza nemmeno il freno del dolore (che è una difesa naturale).

Se soffro di asma o di rinite allergica ecco subito un antistaminico, così smetto di starnutire. Ma al fatto che la risposta allergica possa essere frutto di un’infiammazione da cibo prolungata nel tempo non ci pensa nessuno? Certo è una via più complessa da seguire, ma che alla fine guarisce, mentre la pastiglia sopprime e basta.

Gli esempi sarebbero ancora mille: antipertensivi, antidepressivi, anticolesterolo, terapie sostitutive ormonali, antiacidi, soppressori immunitari: sono ahimè davvero tante, troppe le persone che devono far fronte a questo arsenale che intossica fegato e reni e genera effetti collaterali potenzialmente gravi.

Antistaminici, cortisonici, statine, antipertensivi

Vediamo qualche esempio. Gli antistaminici sono utilizzati come prima barriera contro dermatiti, riniti, asma. Sono considerati farmaci “leggeri”, se confrontati con il cortisone, che viene dato dove l’antistaminico non basta più. Ma se leggiamo il “bugiardino” scopriamo che chi ne fa uso non dovrebbe guidare l’automobile perché ha i riflessi appannati, lentezza di risposta, un po’ come se fosse ubriaco. 

Poiché nessuno diffonde questa importante informazione, se veniamo investiti mentre camminiamo, a primavera (stagione dei pollini) non lamentiamoci. Ma è evidente a chiunque che un farmaco che ti rende “ubriaco” interferisce pesantemente con le tue prestazioni psicofisiche.

Se passiamo ai cortisonici è peggio che andar di notte: si ha ingrassamento, deplezione muscolare, ritenzione idrica, accumulo di grasso ventrale, induzione di resistenza insulinica. Tutti doni di cui ciascuno vorrebbe fare a meno e che possono farci sembrare parecchio invecchiati.

Contro il colesterolo alto vengono utilizzate le statine, farmaci che tra i loro effetti collaterali annoverano dolori muscolari, stanchezza, affaticamento renale, carenza di coenzimaQ10, riduzione dei livelli di testosterone e di vit.D, induzione di diabete, cataratta e raddoppio del rischio di demenza senile. Un buon motivo per trovare delle alternative o, per non intervenire in alcun modo ove non sussistano altri importanti fattori di rischio (diabete, fumo, ipertensione).

Anche gli antipertensivi non possono lasciare indifferente chi abbia una certa età: i cosiddetti “beta-bloccanti”  bloccano i recettori beta-adrenergici, che sono quelli che utilizza il nostro sistema nervoso simpatico per attivare l’intero metabolismo. Se li blocchiamo la pressione si abbassa, certo, ma anche tutto il tono del nostro organismo. Altri antipertensivi (ace-inibitori, sartanici, calcio antagonisti) sono forse meno dannosi a livello metabolico, ma impediscono sempre e comunque quella contrazione dei vasi che porta sangue ai distretti più lontani del nostro corpo. Ce ne accorgiamo quando, alzandoci rapidamente dalla sedia, ci gira un po’ la testa. Con questo tipo di inibizione in atto, ogni gesto risulterà più difficile.

Ansiolitici e antidepressivi hanno anch’essi azioni di “schermatura e addormentamento” nei confronti del mondo esterno, agendo su specifici recettori nervosi. Ma invecchiare bene non è, nell’immaginario di tutti, avere una perfetta lucidità mentale? Abbiamo davvero bisogno di “rintronarci” con tutta questa chimica?

L’elenco potrebbe continuare a lungo: inibitori di pompa protonica per “proteggere” da gastriti e reflussi, che – diversamente da quanto suggerirebbe il loro nome comune di “gastroprotettori” – alterano tutta l’attività dell’apparato digerente a valle dello stomaco generando infiammazione cronica. Antibiotici che distruggono il nostro microbiota intestinale esponendoci a malnutrizione, dissenterie, intolleranze. Terapie sostitutive (tiroide, estrogeni, pillola anticoncezionale) che impongono livelli ormonali fissi e innaturali. L’argomento potrebbe e dovrebbe essere oggetto di una lunga trattazione scientifica. Quello che ci importa rimarcare è soprattutto la non innocuità di tutti questi farmaci, che devono essere utilizzati sotto stretto controllo medico e solo in caso di assoluta necessità.

Le alternative ci sono: farmaci o fitoterapici che lavorino in aiuto, invece che “contro” il nostro organismo, ma soprattutto l’impegno a lavorare sul nostro stile di vita con un’alimentazione più equilibrata e il movimento regolare, come presenza costante della nostra giornata.

Ogni forzatura farmacologica che imponiamo al nostro corpo genererà un’accelerazione del nostro processo naturale di invecchiamento.

Un danno biochimico

Alcuni farmaci sono in grado di danneggiare anche la prestazione sportiva a causa della loro interferenza con alcuni importanti meccanismi biochimici.

 Le statine anticolesterolo, per esempio, inibiscono un enzima (HMG-CoA-reduttasi) fondamentale nella biosintesi del colesterolo. Se da un lato questo abbassa i valori di colesterolo totale, dall’altro blocca la produzione di alcuni importanti derivati del colesterolo, come il cortisolo, gli steroidi anabolizzanti e sessuali, e il coenzima Q10. 

Una carenza di cortisolo genera depressione e può portare gli sportivi alla cosiddetta “sindrome da superallenamento”. 

Gli steroidi anabolici costruiscono massa muscolare, mentre quelli sessuali mantengono in salute l’asse della fertilità e fortificano il desiderio sessuale. 

Il coenzima Q10, infine, è indispensabile, all’interno del mitocondrio (la centrale energetica della cellula) per apportare energia alla cellula stessa. Un uso costante di statine, dunque, può generare morte mitocondriale (con riduzione della capacità di consumo di ogni singola cellula), dolori muscolari diffusi, riduzione del desiderio e della fertilità, contrazione della massa muscolare, depressione (o comunque minore capacità di carico di allenamento). Nulla di raccomandabile, insomma, per chiunque miri ad una vecchiaia serena.

Tra gli antipertensivi, i beta-bloccanti sono quelli che più degli altri possono rallentare il metabolismo. Sotto sforzo il sistema nervoso autonomo esercita un’azione marcata di attivazione di tutti i sistemi: dal battito cardiaco, alla vasocostrizione, dall’afflusso di sangue ai muscoli fino all’attivazione del surrene. Il significato di questa attivazione è quello di mettere l’organismo in condizione di esprimere il massimo. Il blocco biochimico dei recettori cellulari che mediano queste azioni ovviamente rallenta la risposta, riducendo la capacità di lavoro dell’intero organismo.

Gli inibitori di pompa protonica, oggi talvolta usati come fossero “caramelle” per prevenire l’acidità gastrica o il reflusso, oltre che per ridurre il dolore da ulcera, sono in realtà farmaci ricchi di effetti collaterali. Lo stomaco infatti deve essere acido per consentire sia una valida sterilizzazione del cibo che mettiamo in bocca, sia per attivare correttamente i proenzimi gastrici (pepsinogeno che diventa pepsina, enzima attivo). Se ciò non avviene per azione del farmaco (nomi che di solito finiscono in -zolo: omeprazolo, esomeprazolo, pantoprazolo ecc.) il contenuto gastrico scende nell’intestino ancora ricco di batteri e lieviti inadatti al nostro apparato digerente. Inoltre passano anche proteine maldigerite che apportano tutto il loro carico allergizzante, causa poi di intolleranze alimentari, infiammazioni intestinali, gonfiori, coliti, dissenteria. Quanto tutto questo possa influenzare il nostro benessere quotidiano non si fa fatica a immaginarlo. I problemi gastroenterici, insieme a quelli polmonari, sono considerati quelli che più danneggiano la qualità della vita. 

Invecchiare bene significa anche proteggere intestino e polmoni dalle aggressioni esterne.

Se non vogliamo alterare quel delicato equilibrio che ci porta verso un invecchiamento sereno e naturale, è meglio incominciare a pensare di buttare nel cestino alcune delle pastiglie che un malinteso senso della “cura” ci ha fatto assumere, magari per anni.

È morta qualche mese fa la nonna centoduenne di una cara amica sarda. Si è spenta serenamente senza aver mai fatto un solo esame del sangue né aver mai assunto farmaci in modo regolare. Un esempio per tutti quelli che corrono in pronto soccorso con la febbre a 38.

Lasciare fare al corpo, e imparare a prendere la vita un po’ più serenamente, può davvero rallentare il nostro invecchiamento più di quanto possiamo immaginare.

Quando incominciamo?

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