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Acne: non solo ormoni ma anche insulina e IGF-1. Il cibo conta…

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Di Michele Bonetti
L’acne vulgaris, così viene definita in dermatologia, è una problematica di tipo infiammatorio della pelle che il 90% delle volte si manifesta durante l’adolescenza. La persistenza di acne nella seconda e terza decade della vita si verifica rispettivamente nel 64% e 43% degli individui. E’ chiaro quindi come ad orchestrare il tutto intervengano fattori epigenetici che non ne permettano la regressione.(1) Il progredire e l’accentuazione dei fenomeni cutanei si sono visti essere strettamente interconnessi con l’alimentazione ed in particolare con alimenti tipici presenti nella Western Diet.
Come si è arrivati alla correlazione acne-Western Diet?
Tutto è partito dalla semplice osservazione di popolazioni residenti sull’isola di Kitava in Papua Nuova Guinea, i cacciatori Aché del Paraguay, gli Inuit e gli adolescenti delle zone rurali del Brasile che seguono i dettami di quella che è attualmente definita come “Paleo-Diet” caratterizzati dall’esclusione di cibi ricchi di zuccheri semplici, latte e prodotti caseari.
Ebbene queste popolazioni, proprio per la non presenza di queste manifestazioni cutanee, si guadagnarono il soprannome di “acne-free”.
Curioso il fatto che si iniziarono a manifestare per le prime volte episodi di acne tra gli Inuit, gli abitanti dell’isola di Okinawa e dei cinesi proprio quando questi iniziarono ad abbandonare le loro tradizioni alimentari per convertirsi a regimi alimentari molto più vicini ai canoni occidentali.
Semplice correlazione? Scopriamolo…
Ogni alimento ingerito non è mai qualcosa di “neutro”. Oltre a calorie, macro e micronutrienti questo viene assimilato, metabolizzato e influenza profondamente le risposte metaboliche, endocrine ed addirittura epigenetiche del nostro organismo. La “Western Diet” è caratterizzata dall’assunzione di alte quantità di carni rosse provenienti da allevamenti “feedlot” (che presentano maggior quantità di acidi grassi saturi e minori quantità di poli-insaturi rispetto a quella grassfeed), cereali raffinati, alimenti e bevande addizionati con zuccheri semplici e grassi processati con prevalenza di grassi saturi, idrogenati e trans abbinati ad una carenza di assunzione di grassi polinsaturi come gli omega-3.
Gran parte dei testi di dermatologia definisce l’acne come una patologia dovuta all’eccesso degli androgeni circolanti. Eppure sappiamo che questi aumentano durante la pubertà (partecipando allo sviluppo dei caratteri sessuali secondari) e rimangono elevati per qualche decade prima di iniziare lentamente a diminuire, mentre l’acne scompare, o solitamente regredisce, dopo la pubertà.
Se fossero solo gli androgeni ad influenzare ciò, ci dovremmo aspettare che l’acne scompaia al diminuire degli androgeni. Come è possibile? (2)
Deplewski e Rosenfield (3) si accorsero di questo apparente paradosso, e iniziarono ad approfondire gli studi degli ormoni che avevano un ruolo centrale nello sviluppo della sessualità nella pubertà.
Tra tutti notarono che l’IGF-1(insulin-like growth factor 1) un ormone prodotto dal fegato sotto la massiccia secrezione di GH che avviene durante il periodo della crescita (il GH è necessario durante la pubertà per lo sviluppo dell’altezza, delle cartilagini e tante altre belle cose), calava dopo la pubertà, proprio quando scompariva l’acne. (4)
La prova del nove si ebbe studiando delle persone affette dalla sindrome di Laron caratterizzata da basse stature dovute ad una congenita carenza di IGF-1 dovuta alla mutazione dei recettori per l’ormone della crescita, i GHR. (5)
Se questi non venivano trattati con IGF-1 esogeno l’acne e tutte le comuni malattie associate alla Western diet non si manifestavano.(6) E non appena si somministrava del IGF-1 di tipo ricombinante ecco l’acne fare capolino.(7)
L’IGF-1 promuove la crescita delle cellule legandosi al suo recettore l’IGF1R (8) ed l’acne è caratterizzata dall’autoproliferazione del follicolo sebaceo dovuta all’aumento dei cheratinociti del dotto e dell’infundibulo seboghiandolare e dei sebociti della ghiandola sebacea. (9)
La stimolazione ripetuta causa un eccesso di produzione di sebo di cui sono particolarmente avidi i Propionibacterium acnes. Sono batteri (10) che producono un particolare biofilm ricco di una caratteristica lipasi che aumenta i livelli di acido palmitico e oleico libero, (11)  di cui sono molto ghiotti, e che ne permette la rapida proliferazione.
L’eccesso di acido palmitico libero viene però riconosciuto come un segnale di allarme dal nostro sistema immunitario attivando risposta detta DAMPs, che prevede l’attivazione infiammatoria TLR2/TLR4 mediata.(12) (13) (14) (15) (16)
Andando nella pratica quali alimenti influenzano i fattori e gli ormoni sopra descritti?
Prevalentemente tre:

  1. Carbodirati raffinati e ricchi di zuccheri (17)
  2. Latte
  3. Acidi grassi saturi e trans

CARBOIDRATI
Carboidrati a basso carico glicemico hanno mostrato aumentare le proteine leganti l’ IGF-1 (IGFBP1 e IGFBP3) mentre carboidrati ad alto carico glicemico hanno diminuito le proteine che legano gli ormoni sessuali (SHBG). (18) Vediamo quindi come i carboidrati siano in grado di influenzare e modulare la bioattività dei livelli sierici di IGF-1 e degli androgeni circolanti .
Kwon (19) ha osservato come seguire una alimentazione che prevedeva l’assunzione di carboidrati a basso carico glicemico per dieci settimane comportava una riduzione delle dimensioni ghiandole sebacee che si manifestava con una marcata diminuzione dell’acne facciale. Inoltre carboidrati ad alto carico glicemico modificavano la composizione degli acidi grassi del sebo spostandola verso acidi grassi proinfiammatori e comedogenici. (20)
LATTE
Già nel 1885 Bulkley (21) aveva mostrato su un campione di 1500 pazienti affetti da acne, come la sintomatologia si aggravasse quando vi era un consumo di latte. In seguito gli epidemiologici di Harvard (Adebamowo e colleghi) mostrarono le prime associazioni che legavano consumo di latte e acne.
Un recente studio condotto su 563 soggetti ha mostrato come manifestazioni di acne severa e moderata fosse associata ad alti consumi di latte, in particolare quello scremato, formaggi e yogurt, dolci e torte, cioccolato, e una bassa assunzione di pesce, frutta e verdura.
Questi ultimi, tutti alimenti di cui è ricca la dieta paleo.
Il latte è un alimento molto funzionale che l’evoluzione ci ha fornito per la crescita. E’ infatti in grado di promuovere l’anabolismo grazie all’attivazione del segnale mTORC1 (22).
L’assunzione giornaliera, per quattro settimane, di 710mL di latte UTH in bambini Mongoli in età prepuberale, che sono soliti non assumere latte, ha mostrato aumentare significativamente i livelli sferici di GH e IGF-1. Quest’ultimo è aumentato del 23%, rispetto a prima della somministrazione. (23).
E’ giusto sottolineare che l’aumento di IGF-1 non era dovuto quello contenuto nel latte di mucca ma era prodotto endogenamente a livello epatico a partire dagli aminoacidi contenuti proprio nel latte di mucca. L’ alfa-lattoalbumina, una delle più numerose proteine del latte, ha infatti la più alta concentrazione di triptofano rispetto a tutte le altre fonti proteiche sul mercato (24). La concentrazione di triptofano è fondamentale per la sintesi epatica di IGF-1 (25).
Inoltre i BCAA presenti nel latte (leucina, isoleucina, e valina) inducono la secrezione pancreatica di insulina che spiga l’alto indice insulinico del latte intero e scremato (26).
Inoltre le proteine del latte contengono ben 8,09gr di glutammina per 100gr di prodotto, mentre la carne solo 4,74g/100g. (27).
La glutammina non solo aumenta l’uptake di leucina ma è anche il precursore del pathwey della glutaminolisi stretta-mente correlata con l’attivazione di mTORC1. (28)
Come per l’abuso di androgeni nel culturismo, l’eccesso di latte è stato proposto essere considerato come una forma attenuata di doping (29). E l’abuso di proteine del latte (Whey e Caseine) è associato ad un peggioramento delle manifestazioni di acne (30).
GRASSI SATURI, IDROGENATI E TRANS
Per quanto riguarda i grassi un recente studio pubblicato da Yasuda (31) ha portato nuove evidenze sul ruolo dell’acido grasso palmitico nell’ attivazione di mTORC1. Mentre si è visto che l’acido grasso poli-insaturo omega-3, EPA (acido eicosapentaenoico), l’acido grasso più rappresentato nei grassi del pesce, ne inibisce l’attivazione.
E’ probabile quindi che il palmitato promuova la comedogenesi e l’attivazione della proliferazione dei cheratinociti acroinfundibolari.
Interessane notare che l’acido palmitico è quello maggiormente rappresentato della frazione lipidica del latte, rappre-sentando ben il 32% dei trigliceridi in esso contenuti.
Fu inoltre osservato (32) un peggioramento dell’acne all’aumento di acidi grassi saturi mentre un aumento di acidi grassi insaturi, e di alimenti addizionati con omega-3, svolgeva un ruolo protettivo. (33)
Riguardo i grassi trans (TFA), che in sostanza sono acidi palmitici a cui è stata modificata chimicamente la struttura, questi sono prevalentemente contenuti negli alimenti acquistabili nei fast food ed è stato mostrato come concorrano nel peggioramento dei quadri clinici di acne. (34)
Probabilmente anche questi attraverso l’attivazione di mTORC1 ma al momento non è stato dimostrato. Anche i fratelli parzialmente idrogenati, hanno sostituito i grassi solidi e gli oli in diversi alimenti quali fast food, snack food, fried food e prodotti da forno e anch’essi sono associati con un peggioramento dell’acne.
LA DIETA ANTI-ACNE
Dopo aver imparato come e cosa favorisce e peggiora l’acne, vediamo di capire cosa possiamo nel concreto fare per ridurla. Un approccio dietetico è sicuramente valido è quello di tipo paleolitico caratterizzato da grandi quantità di verdura e buone porzioni di frutta (frutta, non succhi di frutta quasi sempre addizionati con zuccheri!), dall’introduzione di buoni quantitativi di omega-3 (43) anche attraverso una riduzione di carne processata ed un aumento della carne rossa di tipo grass-feed. Come ben sappiamo la Dieta Gift ricalca molti punti della dieta paleolitica permettendo l’assunzione di carboidrati da forme integrali più ricche di fibre, vitamine e minerali e povere di zuccheri semplici che sono anche quelle con carico glicemico minore. Risulta quindi perfetta anche per questo tipo di problematica estetica.
Una supplementazione interessante è quella di 3gr di olio di pesce al giorno (930mg EPA) che se protratta per un periodo di dodici settimane che ha mostrato portare ottimi risultati. (35)
Anche la supplementazione di 2gr EPA e DHA o di olio di borragine contenente 400mg di acido gamma-linoleico ha significante ridotto l’infiammazione dovuta ad acne. (36)
Gli omega-3 hanno infatti mostrato un ruolo chiave nell’inibizione dell’inflammasoma NLRP, che è invece stimolato dall’acido palmitico e inibito dal DHA. (37)
Altre supplementazioni interessanti paiono essere quelle derivate da composti fitoterapici come i polifenoli contenuti nel te verde, l’epigallocatechine-3-gallate (EGCG) e degli stilbenoidi come il resveratrolo (38). Le EGCG sopprimono la lipogenesi indotta dall’IGF-1 e riducono l’attivazione di AKT e mTOR oltre ad attenuare l’espressione delle interleuchine IL-1/IL-6 nei sebociti, tutti fattori responsabilii dell’infiammazione. In uno studio si è visto avere effetti benefici l’integrazione con 1gr di EPA e 200mg di EGCG. (39)  Altre sostanze che sembrano mostrare attività anti-acne sono curcumina, genisteina, l’isoflavone maggiormente rappresentato nella soia e silimarina estratta dal cardo mariano. (40).
COSMESI
Per quanto riguarda la cosmesi, e quindi mi rivolgo alle donne, particolare attenzione ai prodotti cosmetici utilizzati. Nel 1972 i dermatologi Albert M. Kligman e Otto H. Mills coniarono proprio il nome di “Acne Cosmetica” per indicare manifestazioni cutanee caratterizzate da prurito, brufoli ed arrossamenti. Sulla causa ci sono ampi dibattiti, infatti seppure in diversi prodotti cosmetici siano presenti delle sostante identificate come comedogene, queste non necessariamente portano alla formazione di comedoni. La cute infatti risponde in modo differente da persona a persona.
Buone norme preventive potrebbero essere quelle di acquistare solo prodotti a base naturale o che siano povere o prive di petrolati, parabeni, siliconi e paraffine i maggiori elementi sospettati di favorire la comparsa di acne cosmetica.
Alcune forme di eruzioni cutanee potrebbero tuttavia rappresentare delle forme di leggere allergie a qualche ingrediente contenuto in questi facilmente remissibile sospendendo l’applicazione di questi.
Infine è bene sottolineare l’importanza di una quotidiana routine di pulizia della cute che preveda l’utilizzo di detergenti appositi e la rimozione di ogni traccia di trucco prima di andare a coricarsi.
TAKE HOME MESSAGES:

  •   L’acne vulgaris è una malattia epidemica infiammatoria comune nell’adolescenza.
  •   E’ strettamente correlata con la Western Diet, mentre regimi “Paleo” paiono portare benefici.
  •   L’alimentazione influisce sulle secrezioni ormonali in grado di impattare fortemente su complessi meccanismi comedogenici.
  •   Gli androgeni, in principio imputati come unici protagonisti della scena, si è invece visto essere fortemente influenzati da altri ormoni, in particolare IGF-1, che pare essere il vero protagonista scatenante.
  •   Ridurre l’introduzione di cerali raffinati, ricchi in zuccheri semplici, latte e prodotti caseari e grassi saturi, trans ed idrogenati si è dimostrato essere vantaggioso nel miglioramento dell’acne
  •   L’assunzione di acidi grassi polinsaturi (PUFA) in particolare (EPA e DHA) ha mostrato portare miglioramenti.
  •   Particolari fitonutrienti di origine vegetale quali EGCG del tè verde, resveratolo, curcumina, genisteina e silimarina paiono essere utili nell’inibire mTORC1 e attivare l’inibitore nucleare Fox01 oltre ad svavorire la proliferazione di P. Acnes
  •   Importanza di una corretta e regolare cosmesi e cosmetici di prima qualità per evitare la comparsa di acne co-smetica

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