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Acido urico: da nemico ad amico!

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Siamo lieti di pubblicare il primo articolo su questo sito del Dott. Gabriele Guidoni, Reumatologo GIFT e Medico di Segnale toscano, che tratta il delicato tema della gotta e dell’acido urico in modo assolutamente originale.
Di Gabriele Guidoni
Acido urico: da amico a nemico!
L’acido urico è il tipico esempio di come un fattore nato per proteggere la nostra specie si è trasformato, per il nostro stile di vita, in un fattore di rischio. Dell’acido urico per anni non si è mai parlato, tantomeno nei consessi di Reumatologia dove di gotta e iperuricemia non si parlava mai. Questo era facilmente spiegabile: nessuno sponsorizzava studi sull’acido urico perché i due farmaci utilizzati erano allopurinolo e colchicina, che hanno un prezzo bassissimo. Poi con l’approssimarsi dell’uscita del Febuxostat, farmaco bloccante la xantina ossidasi similmente all’allopurinolo, sono fioriti studi e ricerche ed è nata una nuova forma patologica: la “Iperuricemia Asintomatica”. Ora sta anche per essere immesso in commercio un nuovo potente e costoso uricosurico, il Lesinurad, per cui vedremo un fiorire di richieste di uricuria, esame dimenticato da tutti e che invece, per inquadrare il tipo di iperuricemia, andrebbe sempre chiesto a prescindere dall’uso di farmaci.
I numerosi effetti dell’acido urico
L’acido urico rappresenta nell’uomo e nei primati il prodotto finale del catabolismo delle purine. Durante la filogenesi dei primati si è perso il gene della uricasi che trasforma l’acido urico in allantoina (altamente solubile ed eliminata con le urine negli altri animali) e ciò è avvenuto nel Miocene circa 10-20 milioni di anni fa. I vantaggi che l’acido urico ha determinato nei primati sono legati in primis agli effetti sul sistema renina-angiotensina col risultato di alzare i livelli della pressione arteriosa, bassa per una dieta pressoché priva di sale, permettendo la stazione eretta; l’acido urico ha inoltre un potente effetto antiossidante sostituendo la vitamina C, la cui possibilità di sintesi endogena era stata persa circa 40-50 milioni da anni fa, perdita determinata dal fatto che l’alimentazione di allora introduceva grandi quantità di vitamina C con frutta e vegetali; in più l’acido urico agisce come segnale di danno al sistema immunitario avvertendo che “qualcosa non va” a causa della degradazione delle purine cellulari. Infine, i livelli di acido urico si innalzavano nel digiuno determinando resistenza insulinica con rallentamento del metabolismo ed incremento delle scorte.
Livelli fisiologici
Quali sarebbero quindi i livelli fisiologici ai quali l’acido urico svolge le sue funzioni? Basta guardare i grandi primati, scimpanzé, orango e gorilla o una popolazione che vive nel Venezuela, gli Yanomano, che si alimenta in modo primitivo: i livelli di acido urico variano da 3 a un massimo di 4 mg/dl. È stata quindi la sedentarietà, unita ad una dieta ricca in alimenti zuccherati e sale, a determinare l’iperuricemia che globalizza il mondo occidentale? D’altra parte i livelli medi in Europa e negli Stati Uniti sono tra il 6,5 e i 7 mg/dl ed il trend è in crescita. L’iperuricemia aumenta lo stress ossidativo con flogosi endoteliale e facilità alla aterosclerosi (altro che colesterolo!), resistenza insulinica con diabete e ipertensione, generando stimolo eccessivo al sistema immunitario con innesco di processi infiammatori e autoimmuni.
Come può essere trattata l’iperuricemia
Come trattare quindi l’iperuricemia? Lasciare i farmaci come allopurinolo e febuxostat solo alla fase iniziale di un trattamento in cui i livelli di acido urico siano almeno superiori a 10-11 mg/dl nell’uomo e ai 9-10 mg/dl nelle donne, partire con il movimento giornaliero e una dieta in cui siano aboliti zuccheri come il saccarosio e il fruttosio, alcool e birra, e anche il sale. Alcalinizziamo con acqua e limone o bicarbonati. Mangiamo pure carne, pesce azzurro e frutta e verdura. La frutta contiene fruttosio ma anche vitamina C, che ha attività uricosurica, per cui va benissimo. Mangiamo pure, quando capita, selvaggina che è carne buona e non alterata da processi industriali. Nei papi e re non era la selvaggina a determinare la gotta ma il modo con cui veniva cucinata, ricca di sciroppi, zuccheri o frutta e verdura sciroppata e dalla pinguidine di cui molti soffrivano per la propria sedentarietà. Gli sportivi o le persone che fanno regolare attività fisica e la accompagnano ad una alimentazione “di segnale” avranno livelli di acido urico intorno ai 4 mg/dl con tutti i benefici che questa sostanza può dare al nostro benessere.

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