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Ammalarsi con dolcezza e zero calorie: aspartame e dolcificanti

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Di Martina Garau
L’alimentazione negli ultimi decenni ha subito un cambiamento quantitativo ma soprattutto qualitativo incredibile, in conseguenza di uno sviluppo consumistico dell’economia di mercato che ha determinato nei paesi industrializzati un profondo cambiamento sociale. Vi è stato, infatti, un decremento costante del reddito familiare che ha portato (insieme ad altre motivazioni) un gran numero di donne ad entrare nel mondo del lavoro, determinando un aumento di servizi per la preparazione del cibo per la famiglia.
Oggi bastano pochi minuti per preparare un pasto: è sufficiente acquistare cibi preconfezionati da scaldare. Da ciò risulta evidente che la nostra alimentazione è diventata sempre più artificiale.
I cibi preconfezionati per essere conservati a lungo devono essere trattati con conservanti. Tutto ciò diminuisce ovviamente la loro appetibilità. Per questo motivo la lista degli additivi alimentari è cresciuta: conservanti, aromatizzanti, coloranti, emulsionanti, addensanti, antiossidanti, gelificanti, sbiancanti, edulcoranti e tanti altri.
Gli additivi alimentari sono per legge sostanze senza potere nutritivo (calorie vuote). La normativa vigente è quasi inesistente e quindi le industrie produttrici mantengono segrete le formule. Vengono rivelate solamente le categorie di prodotti presenti. In questo modo la possibilità di valutare la sicurezza di un prodotto alimentare in commercio risulta limitata. Tutto ciò ha motivato numerosi studi e ricerche sperimentali per valutare gli effetti tossici su ratti e topi, ma anche sull’uomo.
Tra gli additivi alimentari, l’aspartame gode ormai di un triste primato di nocività. Ciononostante, le autorità preposte alla sicurezza alimentare ridimensionano o negano il problema, basandosi però su studi falsati da errori metodologici.
Ma cosa sono i dolcificanti artificiali o edulcoranti?
Sono delle sostanze di sintesi create per rendere dolci bevande e alimenti che hanno però un potere dolcificante molto più elevato dello zucchero comune (da 150 a 600 volte superiore) e un impatto calorico prossimo allo zero.
L’aspartame fu scoperto casualmente nel 1965 da Jim Schlatter nel corso di una ricerca che mirava ad ottenere mezzi terapeutici per il trattamento delle ulcere gastriche. Si tratta dell’estere metilico di un dipeptide, derivato da tre componenti distinti: acido aspartico, fenilalanina e alcool metilico ( o metanolo). L’aspartame è abbastanza stabile in ambiente secco mentre in ambiente umido degrada rapidamente a dichetopiperazina, il che lo rende inutilizzabile nei processi di cottura ma sappiamo bene che in realtà è presente in molti prodotti da forno.
Nel metabolismo umano, l’aspartame si può convertire in un derivato della dichetopiperazina, ma in massima parte si scinde nel tratto gastro-intestinale in metanolo, acido aspartico e fenilalanina. Il destino metabolico dei tre componenti è diverso: gran parte della fenilalanina entra a far parte del processo di sintesi delle proteine, il resto è escreto come CO2; l’alcool metilico, che corrisponde in peso a circa il 10% dell’aspartame è metabolizzato in formaldeide, acido formico e CO2; l’acido aspartico è eliminato principalmente per via polmonare sotto forma di CO2.
Interessanti a tal proposito sono le parole del Dr. Russel L. Blaylock, docente di neurochirurgia dell’Università Medica del Mississipi, che ha pubblicato un libro nel quale descrive tutti i danni causati (vi sono ben 500 referenze scientifiche) dall’ingerimento spropositatato di questo amminoacido. Spiega infatti che l’acido aspartico è il precursore di un neurotrasmettitore chiamato aspartato che in dosaggi eccessivi uccide “ eccitando sino alla morte” alcuni neuroni, causando un esagerato afflusso di calcio nelle cellule. Questo fenomeno determina la morte delle cellule stesse a causa dell’elevata produzione di radicali liberi. Spiega anche che ad essere particolarmente esposti all’effetto dell’acido aspartico sono i feti e i bambini perché nei primi anni di vita, la barriera sanguigna che normalmente protegge il cervello dall’eccesso di aspartato e da altre sostanze dannose, non essendo pienamente sviluppata, non è in grado di proteggere tutte le aree del cervello. Per questo motivo gli alimenti contenenti aspartame dovrebbero essere banditi dalla dieta di donne gravide e bambini.
Tra gli altri dolcificanti compaiono anche

  • la saccarina, che nel 1981 finì nella lista dei probabili cancerogeni negli USA
  • i ciclammati
  • l’acesulfame il cui uso è consentito in Europa dal 1995 nonostante i vari studi abbiano dimostrato che può aumentare il rischio di cancro nell’uomo
  • il neotame con struttura chimica simile a quella dell’aspartame.

Si è portati a credere che l’aspartame e gli altri dolcificanti si trovino solamente nelle bustine al bar, ma purtroppo non è cosi. Negli anni abbiamo assistito ad un loro aumento sconsiderato. Si trovano, infatti, in tantissimi prodotti di uso quotidiano, maggiormente nei prodotti che riportano la dicitura “ senza zuccheri aggiunti” e in quelli light: coca cola zero, yogurt magri, marmellate light, chewingum, patatine, gelati, cioccolatini senza zucchero, salumi, farmaci e molti altri ancora, ma soprattutto nei cosidetti cibi spazzatura.
Purtroppo le grandi aziende ci hanno inculcato l’idea che consumando edulcoranti artificiali come aspartame e acesulfame si dimagrisce perché non contengono calorie (motivo per il quale vengono inseriti nei prodotti “light” ) ma nessuno è mai riuscito a dimagrire con i dolcificanti ipocalorici, siano essi aspartame, sucralosio, fruttosio purificato. Infatti numerose ricerche hanno largamente dimostrato una serie di effetti negativi dati dal consumo di dolcificanti artificiali, primo fra tutti l’ingrassamento, un vero e proprio controsenso.
“ L’aspartame è sicuro. L’aspartame è sicuro ai livelli di esposizione correnti”
“ L’aspartame non causa danni al cervello”
“ L’aspartame non causa il cancro”
Sono queste le espressioni presenti nel comunicato stampa dell’EFSA (European Food Safety Authority) del gennaio 2013. Ancora una volta, gli studi finanziati dall’industria stessa hanno prevalso totalmente, trascurando invece una miriade di risultati che provano la dannosità dell’aspartame ma anche di tanti altri dolcificanti.
Gli esperti dell’EFSA hanno stabilito inoltre le dosi giornaliere accettabili di 50 e 40 mg/kg di peso corporeo, rispettivamente negli USA ed UE ed escluso il potenziale rischio di causare danno ai geni, indurre il cancro e causare danni al cervello. Per quanto concerne la gravidanza è stata sottolineata l’assenza, per il feto in via di sviluppo, di rischi dovuti all’esposizione alla fenilalanina derivata dall’aspartame.
Gli studi più seri sono stati ignorati.
Il gruppo di esperti ha reputato inattendibili i risultati degli unici studi a lungo termine sull’alimentazione con aspartame di roditori, studi finanziati non commercialmente e condotti dalla Fondazione Ramazzini, pubblicati in questo secolo.
Invece gli studi condotti negli anni ’70 direttamente dallo sponsor commerciale dell’aspartame  GDSearle (è stato dimostrato che erano stati condotti in maniera  incompetente e relazionati in maniera fuorviante) vengono considerati del tutto affidabili.
Un importante articolo che riporta alcuni studi è stato pubblicato sul Time nella sezione Food e Drink. Citiamo tra questi il lavoro dei ricercatori della Scuola di Medicina presso l’Università del Texas Health Science Center di San Antonio che hanno esaminato i dati ottenuti dall’osservazione di 474 anziani in San Antonio Longitudinal Study of Aging, o SALSA. A tutti i partecipanti, sono stati misurati a inizio studio e dopo tre esami di follow-up, altezza, peso e circonferenza della vita e alcuni hanno riferito l’assunzione di bevande “light”. I ricercatori hanno voluto dimostrare l’associazione tra assunzione nella propria dieta di bevande light contenenti dolcificanti e aumento del grasso corporeo nel tempo. Si era osservato un aumento, in tutti i partecipanti, della circonferenza del girovita. Inoltre coloro che avevano affermato di bere bevande light avevano avuto un aumento del girovita maggiore del 70% rispetto ai non bevitori dopo 9,5 anni. Tra i bevitori frequenti (coloro che hanno consumato due o più bevande dietetiche al giorno) la crescita del girovita del 500% superiore ai non-bevitori.
Il motivo di tutto questo sembra essere dovuto al fatto che il nostro cervello associa all’ingestione di cibi dolci un grande carico di calorie; nel caso dei dolcificanti artificiali, in quanto ipocalorici, questo non avviene. Il nostro organismo quindi risponderà con una ricerca maggiore di cibo durante la giornata.
L’eccesso di peso, in particolare intorno alla pancia, misurata nei partecipanti allo studio, è inoltre un fattore di rischio per una serie di malattie, tra cui malattie cardiovascolari e diabete. Il consumo di dolcificanti artificiali non calorici può infatti aumentare il rischio di sviluppare intolleranza al glucosio (quindi elevati livelli di zucchero nel sangue). Lo sostiene uno studio condotto su un modello animale e umano pubblicato sulla rivista Nature. Gli esperti di Weizmann Institute of Scienze di Rehovot ( Israele) hanno dimostrato che topi nutriti con diete in cui erano presenti dolcificanti soffrono di un alterato metabolismo energetico che sembra essere modulato dagli effetti degli edulcoranti stessi sulla composizione e sulla funzionalità dei microbi intestinali. Un’associazione simile tra consumo di edulcoranti, squilibri microbici e metabolismo del glucosio è stata osservata anche nell’uomo. Lo studio dimostra che i dolcificanti possono andare ad alterare la flora batterica intestinale. Il microbiota sembra infatti giocare un ruolo sempre più importante nel condizionare l’omeostasi glucidica e di tutta una serie  di processi endocrino-metabolici e, se variamente modificato, può esercitare un’azione deleteria, sia sulle cellule pancreatiche alfa ( produttrici di glucagone) e beta ( produttrici di insulina), sia sul livello di sensibilità dei diversi organi (fegato, muscolo, cervello) all’insulina. Questi risultati suggeriscono che l’uso di dolcificanti artificiali non calorici dovrebbe essere rivalutato.
Un altro studio interessante è quello dei ricercatori della Facoltà di Medicina presso l’Università del Texas Health Science Center di San Antonio che hanno alimentato 40 topi aggiungendo alla loro dieta olio di mais (per renderla ricca di grassi). Per la metà dei topi i ricercatori hanno anche aggiunto aspartame. Dopo tre mesi i ricercatori hanno scoperto che i topi che avevano assunto aspartame nella dieta avevano elevati livelli di glucosio a digiuno, un’indicazione di una condizione diabetica o pre-diabetica.
Anche il lavoro di Raben A. et al. (2002) “Sucrose compared with artificial sweeteners. Different effects on ad libitum food intake and body weight after ten weeks of supplementation  in overweight subjects” pubblicato nell’American Journal of Clinical Nutrition dimostra l’effetto sul peso corporeo dell’assunzione a lungo termine di bevande e cibi contenenti o saccarosio o dolcificanti artificiali in alimentazione libera nei soggetti sovrappeso.
Uno degli aspetti più preoccupanti per la sicurezza dell’aspartame è data dal fatto che ogni molecola di aspartame libera una molecola di metanolo e ogni molecola di metanolo metabolizza in una molecola di formaldeide all’interno del cervello e in altri tessuti vulnerabili dell’ignaro consumatore.
La formaldeide è ormai universalmente classificata come noto cancerogeno per l’essere umano, e non esiste un livello di consumo che possa considerarsi sicuro. La minaccia alla salute è amplificata quando questa sostanza altamente reattiva è prodotta all’interno del corpo dal metanolo.
In riferimento alla cancerogenicità dell’assunzione di edulcoranti uno degli studi più significativi fu quello della Fondazione Ramazzini che alla fine degli anni’90 decise di programmare un esperimento che, per numero complessivo di animali, numero di livelli di dose studiati e conduzione dell’esperimento secondo le  buone pratiche di laboratorio correntemente in uso, consentisse una valutazione adeguata dei potenziali effetti cancerogeni del composto. Lo studio è stato programmato su 1800 ratti della colonia usata da oltre 30 anni nei laboratori della Fondazione. Al fine di simulare un’assunzione giornaliera della popolazione umana pari a 5000, 2500, 500, 100, 20, 4 oppure 0 mg/kg di peso corporeo, l’aspartame è stato aggiunto nella dieta standard nelle quantità dovute. Il trattamento degli animali è iniziato all’età di otto settimane sino alla loro morte spontanea. Di ogni animale deceduto è stata effettuata  una valutazione istopatologia di tutti gli organi e tessuti prelevati. I primi risultati dello studio hanno evidenziato che:
•    L’aspartame induce un aumento dose-correlato, statisticamente significativo, dell’incidenza di linfomi e leucemie nelle femmine. Tale aumento statisticamente significativo è stato osservato anche alla dose di 20 mg/kg di peso corporeo, una dose inferiore a quella ammessa per l’uomo dalla normativa vigente.
•    L’aggiunta di aspartame al cibo induce una diminuzione dell’assunzione di cibo correlata con la dose del composto, senza però determinare una differenza del peso corporeo tra gli animali trattati e non trattati.
Sulla base di questi risultati viene dimostrato per la prima volta che, sperimentalmente, l’aspartame è un agente cancerogeno, in grado di indurre linfomi e leucemie nei ratti femmina, anche a dosi ammesse per l’alimentazione umana. I dati inoltre dimostrano che l’integrazione della dieta con aspartame non induce alcuna modificazione dell’andamento del peso corporeo degli animali trattati rispetto ai non trattati.
Un altro dato che dovrebbe far riflettere sull’utilizzo sconsiderato dell’aspartame è la sua eccito tossicità. Sono stati rilevati sintomi quali:
•    Emicrania
•    Perdita della visione
•    Disturbi dell’umore, depressione
•    Vomito, nausea
•    Diarrea
•    Fatica cronica
ma anche il peggioramento della sintomatologia di malattie quali sclerosi multipla, lupus, ADD, diabete, Alzheimer.
L’aspartame, rilasciando alcool metilico, causerebbe avvelenamento cronico influenzando la produzione di dopamina del cervello causando dipendenza. Il neurochirurgo Dr. Russel Blaylock, autore di “Eccitotossine: il gusto che uccide” ha discusso in questo articolo la relazione tra spartame e degenerazione maculare, la cecità diabetica e il glaucoma.
Nel 1996 Ralph Walton, della Northeastern Ohio Universities College of Medicine, riferì che gran parte degli studi che sembrava avessero rilievo per la sicurezza degli esseri umani esaminati dall’EFSA, erano sponsorizzati dall’industria della Nutrasweet che produce e vende dolcificanti artificiali (aspartame e neotame). Analizzando tutti gli studi considerati nel 2013 dal gruppo dell’EFSA risulta che il 100% degli studi svolti con fondi dell’industria suggeriscono che l’aspartame è innocuo, mentre la percentuale degli studi finanziati con fondi indipendenti e che indicano rischi possibili è del 97%.
L’EFSA si è quindi espresso a favore dell’assunzione di aspartame solo assumendo che la stragrande maggioranza degli studi in suo favore sono affidabili, anche se questi sono quasi tutti finanziati commercialmente, mentre ogni singolo studio che indicasse che l’aspartame potrebbe causare qualche tipo di danno è stato considerato inaffidabile, anche se tutti questi sono stai finanziati non  commercialmente. Sarebbe quindi opportuno che noi consumatori iniziassimo a tutelarci boicottando tutto ciò che contiene dolcificanti, visto che chi dovrebbe farlo per noi nega l’evidenza con fini a noi non del tutto chiari.

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